Il progetto “Vanitas” ha vecchie radici, interesse costante nella mia ricerca artistica, che parte dalla pittura, passando dalla fotografia di stilllife più artistica o pubblicitaria. Questo lavoro rappresenta una personale visione contemporanea delle Nature Morte del ‘600, si indaga sui significati simbolici, iconografici, estetici e compositivi, in particolare sono qui prese in considerazione le Vanitas Floreali. Nelle pitture dell’epoca d’oro di questo genere, c’era la volontà di salvaguardare i fedeli dal punto di vista religioso. Rappresentando elementi simbolici riferiti alla frase “Memento Mori”, si rendeva manifesto un monito, “tutto prima o poi è destinato a morire”. Nelle mie opere l’analisi, si sposta sulla lettura della società di oggi e di come questa possa plasmare l’identità degli individui, di come ci vogliamo mostrare e di come vogliamo vederci, in una visione femminile per il femminile. Nelle Vanitas del ‘600, il fiore reciso rappresentava la bellezza femminile, destinata ad appassire... Le donne di oggi sono bombardate da stereotipi ed icone femminili dalla bellezza senza tempo, non si accetta di invecchiare, di imbruttire... ecco perché i fiori ritratti nelle foto sono inseriti nel ghiaccio. Spesso è presente anche un’insetto, elemento chiave di rimando alle Vanitas seicentesche. Le fotografie sono il punto centrale di un’istallazione che vuole amplificare il concetto di fragilità. L’utilizzo di altri elementi come spine e rovi circondano i fiori ghiacciati come a proteggerne la bellezza, in realtà sono anche la parte sconveniente della pianta, pungente, quella che può ferire e la meno apprezzata. All’interno del groviglio di rovi sono presenti elementi di vetro, specchi rotti, porcellana... che per loro natura sono intrinsechi di significati legati alla visione di sé, alla fragilità, delicatezza e debolezza.

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